Quando, tre anni fa, mi è stato chiesto di dare una mano alla Fortitudo, il tempo a disposizione era pochissimo. In pochi giorni siamo riusciti a creare un gruppo di otto Soci, alcuni legati a mie conoscenze personali, altri avvicinatisi spontaneamente, accomunati da un obiettivo chiaro e ambizioso: rilanciare una Società che attraversava un momento di oggettiva difficoltà e restituire entusiasmo ad un ambiente che, per tante ragioni, sembrava averlo smarrito.
Dopo un avvio incoraggiante, la gestione della compagine societaria è diventata via via più complessa. Personalismi, differenze caratteriali e visioni non sempre convergenti hanno reso difficile costruire un progetto realmente stabile e di lungo periodo. A ciò si è aggiunto il progressivo disimpegno, sia operativo che economico, di alcuni Soci.
Nonostante tutto questo, grazie alla determinazione ed al sostegno di chi ha continuato a credere concretamente nel progetto, oggi possiamo consegnare a chi raccoglierà il testimone una Società profondamente diversa da quella che avevamo trovato.
Una Società che non ha generato un solo euro di debito perché i Soci, in un primo momento tutti e poi solo una parte di loro, hanno sempre fatto fronte alle esigenze finanziarie della Società. Inoltre, circa i due terzi delle passività pregresse sono state pagate, anche grazie al fondamentale e costante supporto del Consorzio Innova e del suo Amministratore Gianluca Muratori, che ha sempre mantenuto fede agli accordi presi in sede di acquisto.
Ma soprattutto, ed è il risultato che considero più prezioso di tutti, una Società che ha ritrovato il calore, la passione e l’entusiasmo del suo pubblico unico e irripetibile.
Sicuramente, col senno di poi, qualche errore è stato commesso. Ma ho sempre creduto in un principio semplice: chi agisce, chi si assume responsabilità e prende decisioni può sbagliare; chi si limita ad osservare e criticare, inevitabilmente no.
Gli errori fanno parte del percorso e, nel nostro caso, ci hanno aiutato a crescere, a migliorarci ed a rendere sempre più solida la nostra realtà sportiva.
Anche se non siamo riusciti a conquistare quella promozione che tutti desideravamo, porto con me tre anni ricchi di emozioni e soddisfazioni sportive. Tre anni vissuti accanto a giocatori, allenatori, collaboratori e dipendenti che hanno sempre dato tutto per questa maglia, lasciando ricordi indelebili nella mia memoria e nel mio cuore: la serie di finale playoff contro Trapani, la straordinaria vittoria di quest’anno a Pesaro, le speranze, le attese, le emozioni condivise: momenti che resteranno per sempre parte della mia storia personale.
Desidero ringraziare, dal profondo del cuore, tutte le persone che mi sono state vicine in questo percorso. Chi mi ha incoraggiato con una parola, un saluto per strada, un gesto di sostegno. Un grazie a quei Soci che sono sempre stati al mio fianco ed a quelli che in questi tre anni hanno sempre sostenuto finanziariamente la Società ed un grazie speciale a Giovanni Pennica, che fin dal primo giorno ha condiviso con me ogni sfida, dedicando tempo prezioso alla Fortitudo, sottraendolo al proprio lavoro ed alla famiglia, con equilibrio, capacità e dedizione.
Insieme a Giovanni abbiamo sempre perseguito un unico obiettivo, ogni singolo giorno: il bene della Fortitudo.
Lascio la Presidenza senza rimpianti. Se devo avere un rammarico, riguarda soltanto i troppi infortuni che hanno segnato il nostro cammino. Per il resto, porto con me immagini che non svaniranno mai: i volti di ogni giocatore, dei nostri tifosi, la loro gioia, la loro sofferenza, i chilometri percorsi per seguire la squadra ovunque, il loro sostegno incrollabile nei momenti più belli e in quelli più difficili.
Ed infine Verona. Quello che è accaduto dopo gara 3 resterà una delle immagini più straordinarie che abbia mai vissuto nello sport. Vedere i nostri ragazzi sotto la curva, applauditi e celebrati come dopo una vittoria, nonostante l’amarezza del risultato, è qualcosa che va oltre il basket. È un sentimento che soltanto il popolo della Fortitudo può comprendere fino in fondo. Un legame viscerale, autentico,
irripetibile. Un patrimonio umano che non ha eguali.
Per questo, oggi, nel dirti addio ti dico grazie.
Grazie Fortitudo, per l’onore di averti servita.
Stefano Tedeschi




